di Mariangela Vaglio (Galatea)
Come diceva Tayllerand quando faceva il baciamano alle signore, da qualche parte bisogna cominciare. Io, forse perché sono insegnante, comincerei dalla scuola. In particolare, dall’ora di Educazione alla Cittadinanza, che il Ministero sventola nei programmi scolastici da qualche anno, senza però che ne siano del tutto chiari i contenuti.
Potrebbe essere invece una occasione fantastica, per iniziare ad usare assieme computer e far ragionare i ragazzi su cosa significhi essere “cittadini digitali”. Come si possa cioè con un semplice clic avere informazioni e controllare i processi della Pubblica Amministrazione che ci riguardano e coinvolgono.
Il Comune ha un sito? Bene, cominciamo da là. Dai ragazzini che devono cliccare e scoprire chi è il loro Sindaco, come si chiama, con quanti voti è stato eletto, a che partito o coalizione appartiene, quanti sono e come si chiamano gli Assessori.
Più della metà, si scopre ogni anno, non ne ha la minima idea. Il che non deve stupire, perché non ne hanno la minima idea neppure i loro genitori.
Allora si va sul sito del Comune e si comincia a capire: chi è il Sindaco, il vicesindaco. Clic dopo clic si guarda quanti sono gli assessorati, perché si chiamano così, cosa fanno. Quando ricevono gli Assessori, e quando è il caso di chiedere un appuntamento se si ha un problema.
Se poi c’è nel sito un settore per le delibere, li si fa andare dentro. Si spiega cos’è una delibera, come viene scritta, da chi è approvata. Si chiarisce la differenza fra Delibere di Giunta e Delibere di Consiglio, e da quanti Consiglieri è formato il Consiglio Comunale, quando si riunisce, che cosa vota.
Si insegna, clic dopo clic, che attraverso il sito del Comune, in alcuni casi, si può tentare di seguire l’iter di una pratica, capire chi ne è il responsabile, contattarlo per avere informazioni sul perché è ferma o pare che se ne siano perse le tracce.
Risalendo di clic in clic, si va su, fino al sito della Provincia, e poi della Regione. Si spiegano le competenze diverse delle due, la composizione del Parlamento regionale, il nome del Governatore, quanti sono i collegi elettorali e come sono stati formati.
Poi via, verso i siti di Camera e Senato.
Anche qua: qual è il nostro collegio? Chi sono i Parlamentari eletti? Di che partito sono? Si va a guardare le loro biografie, si segue che proposte di leggi hanno presentato.
Clic dopo clic, i ragazzini imparano che possono monitorare chi li governa e come. Magari non del tutto. Magari ancora in maniera abborracciata. Ma intanto, sanno qualcosa che i loro genitori raramente conoscono: i nomi degli eletti, i partiti di appartenenza.
Clic, clic clic, imparano che la Costituzione, ‘sta roba che sentono sempre nominare, è scaricabile dal sito del Senato. Gli si può dire che c’è persino la app gratuita sull’iPhone. Non costa niente, e se vuoi sapere quali sono i tuoi diritti fondamentali, la puoi avere persino dentro il telefonino.
Poi, volendo, si va dentro i siti di Regione e Provincia, si fanno vedere le carte geografiche dei piani di tutela del territorio, le mappature. Si spiega cosa tutela cosa, e come si può intervenire. Si spiega con quelle cos’è un Piano Regolatore, cosa un Piano Territoriale Provinciale o Regionale. Si possono far vedere le aree destinate allo sviluppo urbano, agli insediamenti commerciali. Commentare e ragionare di quanto siano necessarie per pianificare lo sviluppo economico del territorio e quello degli insediamenti, i percorsi dei mezzi pubblici, la presenza delle arterie di traffico.
I ragazzini – ma spesso anche i genitori – non hanno idea di come venga programmata una nuova strada, o un nuovo servizio di pullman, una linea del bus o una stazione del treno. Invece i dati sono là, nei siti delle amministrazioni. Bisogna insegnare loro a leggerli.
Un cittadino più consapevole è anche quello che, quando gli asfaltano un sentiero prima sterrato davanti a casa, sa perché. Sa chi ha approvato il progetto, e anche chi deve contattare per protestare se la cosa non gli va.
Spesso si rinuncia ad esercitare i proprio diritti perché l’idea è che sono procedimenti lunghi, che possono essere seguiti perdendo oceani di tempo in giro per uffici, solo per capire con chi è che si deve parlare davvero. Il cittadino informato deve sapere che oggi, invece, pur se le cose sono ancora macchinosissime in molti casi, si possono risparmiare passaggi e attese sapendo usare bene la rete, le informazioni già presenti ed un mouse.
Clic, clic, clic. Il cittadino del futuro si costruisce sui banchi.
10 Commenti
In qualità di insegnante, sono totalmente d’accordo con Mariangela.
Il fulcro della questione è e rimane la necessità di risvegliare nei ragazzi - e per transitività nei genitori - la coscienza di cittadino, della partecipazione, dell’interesse.
Loro sono lì, tra i banchi, e non aspettano altro.
Auspicherei percorsi, progetti trasversali tra le varie discipline nelle scuole, qualcosa come “Essere cittadini digitali”, che parta dall’educazione alla cittadinanza, passi dalla storia, dall’italiano, dalla geografia, e le scienze (della terra) perché no…
Muoviamoci innanzitutto noi, colleghi e amici insegnanti, proponiamo, progettiamo, facciamo rete.
Gli esempi, le opportunità sono là, sulla “rete”, non aspettano che di essere valorizzati da chi ha idee e voglia di fare.
Noi comunicatori pubblici siamo pagati per fare questo lavoro. Se comunichiamo solo con ‘elettori’ facciamo, nel migliore dei casi, accountability e trasparenza (nel peggiore gestione del consenso), se invece comunichiamo anche con chi il diritto di voto ancora non ce l’ha creiamo valore e cittadinanza attiva: siamo risorse pagate dalla collettività USATECI! gestiamo la comunicazione on-line e off-line dei comuni siamo quelli che devono rendere realtà l’innovazione senza budget di Brunetta (e noi la useremo perchè siamo abituati a usare le teste d’ariete per sfondare le porte al motto di “datemi una scadenza e vi solleverò la P.A.”
. I sindaci poi non dicono di no a progetti locali costo-zero che riguardano le scuole perchè conoscono molto bene l’effetto alone che ne deriva sull’intero nucleo familiare. In questo caso forse i più non ne coglierebbero l’effetto di lungo periodo così ben evocato dal ‘clic, clic, clic’ di Galatea, ma va bene così. Noi siamo prontissimi!
ottimo spunto
ma quanti sono gli insegnanti in grado di svolgere un percorso del genere?
Davvero un post interessante.
Sicuramente da divulgare.
Bellissima idea, e non secondario visti i tempi, il costo zero!
L’esperienza che ho citato è già stata testata negli anni passati in alcune delle mie classi, quindi è riproponibilissima.
@pietro blu: Il problema dei progetti “interdisciplinari” a scuola è che, purtroppo, quando si deve mettere d’accordo colleghi di diverse materie diventa un po’ un caos, contando che le ore per la programmazione di questi interventi sono sempre più rosicate e spesso è difficile trovare un team nel consiglio di classe che sia ugualmente interessato e soprattutto in grado di portare avanti in pari l’iniziativa. Come ben sai le conoscenze informatiche dei docenti sono differentissime: ci sono quelli che sono bravissimi ad usare il computer e quelli che non solo non sanno nemmeno accederlo, ma per giunta sono per principio diffidenti sul suo utilizzo. Io preferirei un progetto mirato insegnante per insegnante, piuttosto che un grosso progetto interdisciplinare. Anche perché così ogni insegnante lo gestisce in autonomia nelle sue ore, e si evitano molte frizioni.
@marieva: il guaio, spesso, è che nei piccoli comuni i “comunicatori pubblici” non esistono…
@cristina: be’ gli insegnanti che sanno usare il computer e la rete sono molti. Certo, tanti non lo sanno fare, e bisognerebbe pensare a dei corsi di alfabetizzazione, che non servirebbero solo ad insegnare ad usare il computer, ma ad insegnare come fare didattica con il pc.
Spesso è anche un problema di strutture. Nella mia odierna scuola c’è una sola LIM, per esempio, messa all’interno di una classe. Quindi, per esempio, usarla è difficile, perché non si può quando la classe sta facendo lezione normale (anche se magari non usa la lavagna) e tu vorresti invece usarla con la tua classe.
@giusy: Costo zero fino ad un certo punto. Le ore di programmazione per queste attività andrebbero comunque pagate a parte all’insegnante. E con i tagli odierni non è facile per alcuni istituti.
Mariangela, purtroppo hai ragione nel dire che per far funzionare un progetto interdisciplinare con più docenti deve verificarsi una congiunzione astrale: motivazione, competenze, disponibilità, lavoro di gruppo.
Non so tu, ma io insegno scienze della terra nelle prime classi delle superiori e biologia nelle restanti, il che vuol dire (quando va bene) due/tre ore alla settimana. Nelle mie classi faccio usare Google Earth e Google Maps, e internet in laboratorio (quando è libero), ma c’è giusto il tempo per far capire loro quanto è grande il mondo e quanto è alla loro portata la sua esplorazione virtuale. Poi spero nella loro curiosità e voglia di capire.
Resto convinto che i colleghi vadano sempre coinvolti, e che l’obiettivo primario sia quello di tentare di creare masse critiche, tra docenti e tra studenti.
Anche in un IPSIA con ragazzi che vivono situazioni sociofamiliari disastrose ho trovato 3/4 colleghi con tanta voglia di fare. Ci vuole tempo, e tenacia, ma la cooperazione è la retta via.
vero, ma si cucina con quello che si ha, magari utilizzando anche le ‘circolari’ quando serve, ad esempio questa:
http://saperi.forumpa.it/story/51003/la-cittadinanza-si-attiva-scuola.
Personalmente mi son trovata a usare di tutto, a fine mese ad esempio userò il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi per avviare un ‘clic, clic, clic’ insieme al prof. che tiene vivo un blog delle sue classi e condivide lì coi suoi studenti schede di approfondimento, materiali etc.
ogni insegnante e collega dovrebbe essere in grado di gestire e proporre attività del genere, dopo tutto navigar per siti è una competenza minima. Oggi indispensabile.
concordo con quanto sopra espresso,mi permetto però di apportare una modifica al vescovo e diplomatico francese che portava il nome di Talleyrand Charles Maurice
Che idea stimolante, condivido tutto!
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