2 – Governare con la rete

La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un nuovo modello organizzativo che abbandoni la logica burocratica verticale di gestione dei servizi pubblici a favore di una logica orizzontale, in grado di coinvolgere i diversi attori pubblici, privati e del non profit, nel raggiungimento di un obiettivo comune.
Tale obiettivo può essere perseguito attraverso un efficace uso della Rete.


12 Commenti

  1. Posted 2 novembre 2010 at 23:10 | Permalink

    Ottimo punto: qualificante. Aggiungerei solo altri metodi e strumenti… altrimenti rischia di autolimitarsi alla rete in quanto web. Conservando la sintesi, cercherei di citare qualcosa che abbia a che fare con metodologie di progettazione partecipata e processi decisionali inclusivi che coinvolgano reti di operatori e reti di cittadini (a titolo esemplificativo: EASW european awareness scenario workshop, appreciative inquiry…) . Che ne dite?

  2. Gianni Dominici
    Posted 8 novembre 2010 at 07:51 | Permalink

    Grazie del commento di cui terremo sicuramente conto. In realtà la Rete a cui si fa riferimento non è quella telematica ma quella sociale.

    Ci siamo ispirati alle considerazioni espresse da Goldmith e Eggers in “Governare con la rete”.

    Si tratta quindi di un riferimento concettuale piuttosto che operativo. Per poi operazionalizzare il modello esistono, in effetti, molti strumenti ma che, appunto, devono far riferimento a un forte impegno politico.

    Io stesso, ad esempio, ho applicato il metodo EASW in diverse realtà italiane sin dalla nascita di questa metodologia da parte della Commissione europea. Ma questi metodi hanno senso solo se inseriti in un contesto politico, un modello di riferimento che effettivamente mette il cittadino al centro.

  3. Posted 9 novembre 2010 at 18:05 | Permalink

    “abbandoni la logica burocratica verticale di gestione dei servizi” Si tratta pur sempre di pubblica amministrazione, gerarchia. Credo sia un obiettivo che puo’ portare piu’ scontri che cooperazione.

    Propongo:

    “La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un nuovo modello organizzativo che affianchi alla logica burocratica verticale di gestione dei servizi pubblici quella di una logica orizzontale, in grado di far compartecipare nelle decisioni e nei processi decisionali i diversi attori pubblici, privati e del non profit, …” il resto uguale

    • Antonio
      Posted 11 novembre 2010 at 06:57 | Permalink

      Io sono per “l’affiancamento” piuttosto che per “l’abbandono”: all’interno dell’Amministrazione Pubblica devono permanere due realtà:
      - una di partecipazione e controllo, effettuato dalla rete (minuscola)
      - una decisionale e politica che necessariamente deve passare attraverso una struttura verticale di responsabilità
      La scelta politica deve, sì, passare attraverso la rete ma la modalità operativa è necessariamente “verticale”

  4. Silvia
    Posted 9 novembre 2010 at 19:58 | Permalink

    Eliminerei la lettera maiuscola in “Rete”. Credo sia fuorvianete e faccia pensare automaticamente, come evidenziato da altri commenti, ad internet.
    Oppure scriverei: “Tale obiettivo può essere perseguito attraverso l’ottimizzazione e l’efficace sfruttamento della coesione e connessione sociale”.

  5. Posted 10 novembre 2010 at 12:31 | Permalink

    @Gianni: sono daccordo, megli evitare riferimenti diretti a specifici strumenti, tradurrei il tuo “modello di riferimento che mette il cittadino al centro” con “processi decisionali inclusivi e di progettazione partecipata”.
    @Silvia: il tuo suggerimento è sicuramente efficace per evitare il rischio che volevo
    evidenziare. Passando poi alla tua proposta, manterrei il termine ‘reti’ nel senso ben
    esplicitato da G. Dominici.
    Quindi, integrando anche il suggerimento di Spataro, questa è la mia proposta intermedia ;) :

    “La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un modello organizzativo che abbandoni la logica verticale a favore di una orizzontale, in grado di coinvolgere i diversi attori pubblici, privati e del non profit, nella progettazione e gestione dei servizi. Tale obiettivo può essere perseguito attraverso il riconoscimento e la promozione delle reti e connessioni sociali e il governo di processi decisionali inclusivi e di progettazione partecipata”

    • Silvia
      Posted 10 novembre 2010 at 13:43 | Permalink

      Perfetto!

  6. Elio Gullo
    Posted 11 novembre 2010 at 13:32 | Permalink

    Non sono in grado di fare una proposta una dizione ma vorrei soffermarmi su alcune punti che possano condurre ad una miglioramento del principio.
    1. La sussidiarietà esiste già ed è tutelata dalla Costituzione (ed attuata in diverse forme da normativa primaria)
    2. Cosa intendete per servizi pubblici? Il rilascio del certificato o l’assistenza sanitaria?
    3. Qualificate meglio il concetto di Rete (perchè non vale solo qui, ma dappertutto). Se equivale a quello previsto dalla Costituzione (art.118), è meglio citarlo.

  7. Roberto Pizzicannell
    Posted 14 novembre 2010 at 22:26 | Permalink

    Voto a favore della proposta di Spataro per quello che riguarda l’affiancamento alla logica “verticale” di una logica collaborativa orizzontale.
    Infatti, Elio Gullo pone giustamente il quesito sulla definizione di servizio pubblico. Direi che è inutile invocare una logica “collaborativa” per i servizi di tipo transattivo (certificati, pagare le imposte, e così via), mentre un contributo fondamentale tale logica collaborativa lo può dare a servizi in cui è importante la relazione tra erogatore e fruitore del servizio, quindi ai servizi di tipo sociale, educativo e sanitario, ad esempio.
    In UK stanno facendo molto sul principio della co-produzione dei servizi pubblici, che sembra essere più adeguata ai servizi di tipo relazionale che a quelli transazionali.

    • Posted 15 novembre 2010 at 13:04 | Permalink

      @Roberto condivido le tue riflessioni. Per la definizione di servizio pubblico potrebbe forse essere utile un rimando alla dir. Presidente del Consiglio dei Ministri 27 gennaio 1994 (per non perdere la sintesi).
      per quanto poi riguarda l’eventuale rimando al 118 sussidiarietà, il tuo punto è centrale: l’obiettivo qui è il co-design, inteso come coinvolgimento degli utenti finali nelle fasi di progettazione e sviluppo dei servizi (senza dimenticare il feed back per l’analisi indicatori di qualità ed eventuale riprogettazione)

      • Roberto Pizzicannell
        Posted 15 novembre 2010 at 16:01 | Permalink

        Sono d’acc0rdo Marieva.
        Penso comunque che l’open data (o più in generale l’open government) possa fare anche più del co-design (collaborazione nella progettazione e sviluppo) arrivando anche alla fase di delivery. Ho usato il termine co-production che include co-design e co-delivery.
        Forse non è questo (il Manifesto) lo spazio adatto per questa discussione, ma penso che l’open data permetta di rompere la logica “produttore-consumatore” di servizi per arrivare alla logica di collaborazione tra cittadini e PA nella progettazione ed erogazione di servizi. Ovviamente (come dicevo nel mio commento precedente) per quei servizi in cui questo ha senso.

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