Open Gov e Costituzione.

Trasparenza, partecipazione e collaborazione sono le “tag” attraverso le quali, in USA come in Gran Bretagna ed in Australia come in Canada, si definisce l’Open Government.
Come ben spiega Obama nella sua Direttiva sull’Open Government, infatti, “La trasparenza promuove la responsabilità ponendo i cittadini nella condizione di verificare l’azione dell’amministrazione, la partecipazione consente ai cittadini di contribuire con idee ed esperienze a che il proprio Governo possa attuare politiche consapevoli, traendo vantaggio dall’enorme quantità di informazioni dispersa nella società e la collaborazione incentiva la realizzazione di partnership solide ed effettive tra le diverse amministrazioni e queste ultime ed i cittadini.”
E’ straordinario notare come queste tre tag corrispondano ad alcuni tra i più importanti principi fissati dalla nostra carta costituzionale: la partecipazione del cittadino alla gestione della cosa pubblica, la trasparenza ed imparzialità dell’azione dello Stato e, infine, la collaborazione tra i cittadini e quella tra questi ultimi e l’Amministrazione nel perseguimento, appunto delle finalità sociali che, dovrebbero, sempre prevalere sull’interesse del singolo.
Non è dunque esagerato definire l’opengov un metodo di governo di matrice costituzionale.
E’ difficile, d’altro canto, negare che trasparenza, partecipazione e collaborazione siano principi-strumento rispetto all’esercizio della sovranità popolare che, appunto, compete ex art. 1 della Carta Costituzionale a tutti i cittadini o, piuttosto che l’opendata – che dell’open gov, specie nel 2010, è naturale corollario – rappresenti l’ovvio presupposto di quell’obbligo di promozione della cultura e della ricerca scientifica così come della libertà di impresa che gli art. 9 e 41 della Costituzione pongono a carico dello Stato.
Eppure occorre prendere atto della circostanza che il nostro Paese ha, sin qui, investito davvero poco nella condivisione del proprio patrimonio informativo pubblico così come nell’impostazione dell’esercizio dei poteri statuali in applicazione della dottrina dell’Opengov.
Se si eccettuano alcune sporadiche iniziative – in tutta sincerità dall’aria piuttosto promozionale – infatti, trasparenza, partecipazione e collaborazione, sono principi che è difficile rintracciare nel quotidiano rapporto tra Stato e cittadini.
Viviamo in un Paese in cui il testo consolidato delle leggi cui è affidato il funzionamento della cosa pubblica sono, ancora, accessibili solo attraverso il ricorso ad editori privati, la cartografia che indica confini, peculiarità e strade che attraversano il nostro territorio è prodotta ed aggiornata con risorse pubbliche ma poi “rinchiusa” – salvo lodevoli eccezioni – in forzieri privati e lo stesso dicasi per i dati relativi alle condizioni di vita e salute nelle diverse aree del nostro territorio così come per un’enorme ed eterogenea quantità di dati pubblici relativi ad ambiti diversi.
Siamo di fronte ad un grave sperpero – in termini di diritti civili ed in termini economici - di risorse pubbliche: dati prodotti con soldi dei cittadini che potrebbero essere utilizzati per abilitare circuiti virtuosi di carattere imprenditoriale e produrre ricchezza e/o piuttosto per rendere da potenziale ad effettivo l’esercizio di ogni genere di diritto civile che, invece, vengono tenuti in ostaggio e rilasciati – solo a pochi – dietro pagamento di esosi riscatti che non ripagano l’amministrazione neppure dei costi sostenuti per la loro produzione ma, ad un tempo, valgono a consentire solo a quei pochi di beneficiare di dati che, invece, dovrebbero essere a disposizione di tutti.
Dall’altra parte dell’oceano la dottrina dell’Open Government afferma, con forza, il principio secondo il quale tutte le informazioni in possesso della pubblica amministrazione devono essere accessibili ai cittadini, salvo eccezioni, mentre, da questa parte dell’oceano, siamo, ormai, quasi rassegnati a ritenere che la regola sia la segretezza di tutte le informazioni pubbliche salvo eccezioni.
L’accesso ai dati pubblici quale corollario – non unico – dell’Opengov deve, invece, essere riconosciuto quale diritto costituzionale direttamente esigibile da ogni cittadino.
E’ questo uno degli obiettivi che ci si prefigge con la consultazione pubblica per la redazione di un Manifesto per l’Opengov, appena lanciata.
Quante occasioni di lavoro dovranno ancora andare perdute e quante piccole e medie imprese dovranno rinunciare al loro progetto per colpa dell’inaccessibilità di fatto – prima che di diritto – ai dati dei quali avrebbero bisogno?
Il vento che soffia dagli USA, le esperienze della società liquida e globale nella quale ormai viviamo e le nuove tecnologie riusciranno a rendere più trasparenti le mura dei palazzi delle nostre amministrazioni?


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  1. Scritto da Tweets that mention Open Gov e Costituzione. -- Topsy.com il 4 novembre 2010 alle 23:09

    [...] This post was mentioned on Twitter by Ernesto Belisario, Valentino Spataro and Marcella Zappaterra, OpenGovItalia . OpenGovItalia said: Open Gov e Costituzione - http://bit.ly/aQDC96 #opengovitalia [...]

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