7 – Educare alla partecipazione

Lo  Pubblica Amministrazione promuove la partecipazione di tutti i cittadini alla gestione  della cosa pubblica anche attraverso il ricorso alle tecnologie dell’informazione, eliminando ogni discriminazione culturale, sociale, economica, infrastrutturale o geografica ed educando alla partecipazione come diritto e dovere civico di ogni cittadino.


8 Commenti

  1. Chiara
    Posted 4 novembre 2010 at 09:29 | Permalink

    … una riflessione da estremista della partecipazione civica;0) Non sono molto d’accordo sul verbo “educare”…non per essere politically uncorrect ma mi fa pensare a una presenza “invasiva” della PA in una sfera che non le compete. La partecipazione e nel suo riconoscimento costituzionale più alto la “sussidiarietà” sono “dalla” società civile. Può probabilmente essere considerata una “capability” del cittadino (…senza voler ricorrere a citazioni un po’ abusate.. – ma in fondo lo faccio) e dunque va semplicemente “abilitata” . La competenza e la libertà di “educazione civica” – credo – dovrebbero essere rafforzate in altre istituzioni.

    • Posted 7 novembre 2010 at 08:07 | Permalink

      Condivido Chiara, come potremmo riscrivere questa frase?
      Oltretutto mi viene in mente che da “educare” in questo contesto sarebbero anche i politici che poco, ben poco, sono propensi alla democrazia partecipata e ancora meno sono consapevoli dei nuovi strumenti che la favoriscono (ovviamente non tutti…).
      Grazie del commento
      Flavia

  2. Posted 9 novembre 2010 at 09:21 | Permalink

    Il 50% delle famiglie italiane è in uno stato di analfabetismo informatico e non ha computer né accesso alla rete (Wired, Novembre 2010). A mio parere è importante sottolineare il fatto che lo Stato deve educare alla partecipazione attraverso una formazione di tutte quelle persone che, essenzialmente per motivi anagrafici, non conoscono le opportunità offerte dalla rete in questo senso. Proporrei di aggiungere questa frase alla fine del principio 7:

    “Lo Stato deve, inoltre, provvedere alla formazione dei cittadini che non hanno le competenze tecniche, tecnologiche e informatiche per usare efficacemente la Rete, mettendole così in grado di cogliere le opportunità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione in termini di partecipazione”.

    Fatemi sapere cosa ne pensate. In bocca al lupo, intanto!

  3. Posted 9 novembre 2010 at 18:13 | Permalink

    La p.a. non educa, ma fornisce i mezzi per educare.
    Quindi: “e fornisce non in esclusiva i mezzi per educare …”

  4. Silvia
    Posted 9 novembre 2010 at 20:07 | Permalink

    Credo vada prevista anche una “educazione” della Pubblica Amministrazione alla comunicazione con il cittadino. Sarebbe inutile mettere a disposizione di tutti dati che poi, a molti, risultano incomprensibili. Parlo anche semplicemente della forma linguistica. So che ci si sta già muovendo in questa direzione, ma è il caso di prevedere un obbligo a carico della Pubblica Amministrazione.

  5. Elio Gullo
    Posted 11 novembre 2010 at 17:26 | Permalink

    Lo Stato e la Pubblica Amministrazione non sono la stessa cosa (vale anche per l’art.8). E la partecipazione quindi si diversifica in relazione al “target”: lo Stato (la Repubblica si direbbe nella Costituzione) o un suo organo esecutivo (la PA).
    Ciò detto, il Codice dell’amministrazione digitale già prevede qualcosa in merito (e quindi a carico delle amministrazioni), per cui non mi ripeterei.
    Il verbo educare non mi piace: è dirigistico, dall’alto verso il basso e molto poco open. Peraltro la PA ha molto poco da educare, se pur lo volesse.
    Anche “dovere civico” andrebbe eliminato: c’è già nella Costituzione ma ha un significato ambiguo, che sa di obbligo. Se stiamo facendo un manifesto sull’open “qualche cosa” non ci dovrebbe essere spazio per deliberazioni del PCUS.
    Si potrebbe dire: 7- Promuovere la partecipazione
    “La PA … favorisce la partecipazione dei cittadini …, promuovendo iniziative di ascolto e coinvolgimento [...]”
    Infine: solo i cittadini? E chi non ha cittadinanza italiana ma vive in Italia non lo includiamo?

    • Chiara
      Posted 15 novembre 2010 at 11:02 | Permalink

      io sarei per “abilitare la partecipazione”, è più neutrale di “promuovere” perché implica che si agisca (in positivo o in negativo) solo sulle leve che impediscono o “de-potenziano” la partecipazione diffusa ed effettiva.
      (questo approccio, per inciso, potrebbe anche portare a risparmi importanti, penso a iniziative di “promozione” della partecipazione da parte della PA, in cui è sbagliato il punto di partenza. Si promuove la partecipazione su temi o attraverso strumenti che la PA valuta importanti ed opportuni, ma evidentemente non è lo stesso per i cittadini. Risultato: la partecipazione non si attiva e X $ pubblici sono stati spesi)

  6. Alessandra Galli
    Posted 15 novembre 2010 at 17:30 | Permalink

    credo che se si voglia parlare di partecipazione del cittadino cliente/fruitore sia necessario mettere in condizioni quest’ultimo affinché possa anzitutto comprendere le azioni del governo e possa in un secondo momento esprimere una propria opinione in merito. per fare questo bisogna che il cittadino sia messo in condizioni di partecipare/collaborare alla gestione della cosa pubblica partendo dalla possibilità di creare piani di comunicazione che coinvolgano il cittadino nella vita di tutti i giorni sul territorio e che permetta a questo di dare dei feedback a riguardo. Quindi oltre a puntare sull’educazione alla partecipazione io penserei anche ad inserire processi che includano i cittadini nelle scelte dell’amministrazione attraverso il confronto di esperienze, incontri, tavoli di lavoro o canali di feedback predeterminati per permettere un reale confronto. Educare alla partecipazione ma non creare strumenti di ascolto sistematico dei cittadini equivale a non dare voce alle idee altrui.

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