La partecipazione attiva è un diritto e un dovere di ogni cittadino. L’Open Government si propone di creare le condizioni organizzative, culturali e politiche affinché questo venga esercitato con pari opportunità per tutti.
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11 Commenti
Partecipare è sicuramente un diritto ma difficilmente potrebbe configurarsi come un dovere. Modificherei quindi la frase iniziale in
“La partecipazione attiva è un diritto di ogni cittadino.”
“attiva”: ci si perde quella passiva, praticamente l’essere informati.
“dovere”: Comprendo l’idea del dovere di partecipazione, gia’ nota ai socratici, ma sarebbe sanzionabile per chi non partecipa.
Proverei: “La partecipazione anche a distanza del cittadino alle attivita’ e processi decisionali delle amministrazioni è un diritto di ogni cittadino e un dovere per le pubbliche amministrazioni. ”
Anche se si finisce nelle legge sulla trasparenza nella p.a.
Credo sia giusto configurare la pertecipazione come un “dovere”. I cittadini DEVONO partecipare alla gestione del Paese. I cittadini DEVONO prendere coscienza di essere parte integrante della società e del suo andamento. Questo perchè molti vorrebbero farlo ma non sono messi nelle condizioni (ecco il “diritto”), ma altri non fanno nulla se non criticare (ed ecco la necessità del “dovere”).
Bisogna distinguere il dovere morale da quello che discende da qualche norma dello stato. Nella frase citata il diritto non è di tipo morale, i cittadini possono di fatto partecipare alle decisioni collettive nelle modalità previste dalla costituzione. Il dovere invece è al più morale secondo la propria personale visione altrimenti non partecipare sarebbe sanzionato con qualche norma dello stato, come ha osservato Spataro e entreremmo in una forma di totalitarismo che qui in Italia abbiamo già sperimentato con esiti direi negativi.
Buongiorno Luigi. Non mi trovi molto d’accordo. Non credo si parli né di un dovere morale né tantomeno di un dovere nascente da una norma dello Stato. Credo si tratti di un “dovere civico”, lo stesso previsto per il diritto di voto.
La scelta dei rappresentanti di governo è, a mio modesto parere, meno pregnante della partecipazione attiva all’amministrazione dello Stato. Se il voto è un dovere civico, come previsto dal secondo comma dell’art. 48 della Costituzione, lo deve essere anche la partecipazione attiva all’amministrazione.
Come, poi, un cittadino può decidere di astenersi dal voto – e anche quella è una forma di esercizio – il cittadino sarà libero di non partecipare attivamente all’amministrazione dello Stato.
Si potrebbe specificare così: “La partecipazione attiva è un diritto e un dovere civico di ogni cittadino”.
Buona giornata!
Buongiorno Silvia,
a me suona un pò paternalistica ma può andare.
Ciao
Mi piace “dovere civico”. Esplicita un dovere senza sanzione, o sbaglio ? Fosse cosi’ sarebbe la quadratura
Concordo con la modifica di Silvia, avendo avuto (leggendo il testo iniziale) le stesse perplessità di Luigi.
Credo che questo punto debba prevedere la possibilità che si passi finalmente da una partecipazione maggiore solo teorica fino ad oggi, ad una più concreta, di due soggetti che non possono che aiutare e far bene per l’amministrazione della cosa pubblica: le donne e i giovani.
Da sempre, tutti si riempiono la bocca di promesse in tal senso che poi all’atto pratico non ritroviamo, credo che sia giunta l’ora in cui un paese realmente democratico e open, smetta di indossare panni maschilisti e dia finalmente spazio e opportunità anche a chi potrebbe fornire contributi importanti ma non viene messo in condizione di poterlo fare.
Concordo con Silvia, è importante ricordare che una volta create le condizioni per partecipare, i cittadini hanno il dovere civico di sfruttarle.
Proporrei di aggiungere:
ogni cittadino ha il diritto di contribuire a creare progetti per il cambiamento, di trasformazione democratica e di modernizzazione della società italiana.
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