Non servono lunghi discorsi o complessi approfondimenti per illustrare l’ottavo articolo del Manifesto per l’Open Government: Promuovere l’accesso alla Rete.
La tecnologia, ed in particolare internet e gli strumenti di accesso alla Rete, sono elementi abilitanti ai processi di partecipazione. Per questo motivo è dovere dello Stato consentire a tutti i cittadini di accedervi e promuoverne la cultura d’uso.
Si potrebbero citare i numerosi studi che dimostrano come la diffusione della banda larga porti benefici economici e sociali sul territorio. Si potrebbe evidenziare come quattro cittadini su cinque, secondo un recente studio della BBC World Service, hanno dichiarato di ritenere l’accesso ad Internet un “diritto fondamentale”. Si potrebbe ricordare come l’Unione Europea si stia muovendo perché lo diventi davvero e – finalmente – per tutelarne lo spazio. Si potrebbe far notare che Paesi come la Finlandia (diffusione della banda larga: 96% della popolazione) lo hanno già fatto, dichiarandolo servizio universale ed operando affinché entro il 2012 tutti i cittadini abbiano un accesso a 2Mbps, per arrivare ai 100Mbps entro il 2015. Si potrebbe guardare a tutto quello che succede oltre l’orto di casa nostra insomma, per rendersi conto di come in tutto il mondo il tema dell’accesso sia considerato una priorità.
Eppure non è necessario. Per comprendere perché sia importante l’accesso alla Rete basta un semplice, semplicissimo ragionamento: Internet è uno strumento fondamentale di conoscenza. La conoscenza (dei fatti, dei diritti, dei doveri, delle informazioni) è un principio fondamentale di libertà. Internet, quindi, è uno strumento di libertà. E non serve Aristotele per definire tanto vero quanto valido questo sillogismo.
Ma internet non è solo strumento di libertà: nei processi democratici diventa anche e soprattutto strumento di partecipazione. Uno strumento come mai l’uomo ne ha avuti a disposizione. Uno strumento che consente ad ogni cittadino di partecipare davvero dei processi decisionali delle cose della cosa pubblica che lo vedono soggetto attivo e – con le reti – possono vederlo protagonista. Reale attore e non più mero delegante. Senza la Rete non può esserci quell’interazione attiva e positiva che rappresenta la base della partecipazione, connotante dei processi di Open Government.
Per questi motivi lo Stato deve farsi garante della possibilità – per tutti i cittadini – di accedere ad Internet. Per questo motivo è indispensabile promuovere lo sviluppo delle infrastrutture così che anche nelle zone più disagiate – che sono spesso proprio quelle nelle quali il ruolo di Internet potrebbe essere determinante – sia possibile accedervi con condizioni sufficientemente buone da sfruttarne i servizi.
In Italia sono oltre tredici milioni le persone che non possono avere accesso alla rete in banda larga. Una sacca di Digital Divide inaccettabile in un Paese come il nostro, che diviene tanto più allarmante quanto più ci si rende conto del fatto che le Istituzioni non solo non sono attive per risolvere il problema, ma spesso non ne comprendono nemmeno appieno le conseguenze e le ripercussioni sullo sviluppo e sul benessere dei cittadini.
E non basta. Il Digital Divide non è soltanto tecnologico, ma anche e soprattutto culturale. Ed è il Digital Divide culturale a rappresentare il problema più grande per il futuro del nostro Paese. Per promuovere la cultura d’uso dei nuovi contesti mediali non basta insegnare ad usare il PC. È necessario insegnare i linguaggi della Rete, illustrarne le dinamiche, evidenziarne le specificità. Altrimenti si corre il rischio – tanto per fare un esempio – di confondere il fatto di essere su Facebook con il saper comprendere le logiche dei social network. È un tema, questo, di fondamentale importanza, in un contesto in cui i nostri governanti troppo spesso ritengono che il problema dell’alfabetizzazione alle tecnologie verrà risolto semplicemente con l’avvento dei nativi digitali. In realtà oggi è indispensabile acquisire le competenze ed i saperi necessari per leggere, interpretare, decifrare e codificare correttamente i messaggi nel nuovo contesto mediale. È necessaria una nuova alfabetizzazione ai media. Un’alfabetizzazione importante tanto quanto quella tradizionale. Indispensabile per non correre il rischio di ritrovarci con figli analfabeti in un mondo digitale.
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[...] per lo sviluppo di processi di reale partecipazione. Nel post di oggi sul Blog di Datagov.it, Promuovere l’accesso alla Rete: Internet come strumento abilitante alla partecipazione, tento di spiegare per quale motivo, a nostro giudizio, il tema dell’accesso è fondamentale [...]