di Stefano Laguardia
La prima volta che ho sentito parlare di “Open Data”, per un motivo a me inizialmente sconosciuto, ho immediatamente pensato che il significato di quelle due parole potesse avere qualche forma di collegamento con i significati di “Open Source” e “Free Software”. Tuttavia, pensai sin da subito che la mia potesse essere solo una suggestione dovuta alla presenza della parola “Open” ed all’interesse che la stessa mi ha sempre suscitato quando accostata al software. Ben presto, però, mi sono reso conto che non si trattava di una mera suggestione e che probabilmente non è del tutto errato pensare che ci possa essere quel collegamento che avevo immaginato. Così, giorno dopo giorno, ricerca dopo ricerca, mi sono sempre più convinto che l’Open Data possa essere sostenuto da principi simili a quelli che costituiscono il fondamento dei movimenti Open Source e Free Software; è mia profonda convinzione che ci siano degli stretti legami tra i principi etici e giuridici posti alla base di tutti i suddetti movimenti e proverò a spiegarvene i motivi.
Sia i movimenti Free Software ed Open Source, sia il movimento Open Data, muovono da una medesima necessità concreta: rendere libero l’accesso alle informazioni. Ovviamente, nel primo caso ci si riferisce alla possibilità accedere liberamente alle informazioni dei software attraverso il libero accesso al loro codice sorgente; nel secondo caso la richiesta è quella di poter avere libero accesso ai dati pubblici nel loro formato grezzo. Non deve stupire, pertanto, se una frase come quella scritta da Jim Whitehurst - CEO di Red Hat (http://www.redhat.com/)- al Presidente Obama per complimentarsi della scelta di quest’ultimo di riconoscere il valore e l’importanza dell’Open Source per l’amministrazione statunitense, possa essere integralmente riferita anche all’Open Data: “Quando l’informazione è aperta [...], tutti concorrono alla responsabilità comune del miglioramento. I cittadini informati diventano cittadini impegnati che contribuiscono con opinioni, idee e lavoro”.
Come a molti è noto, il Free Software e l’Open Source hanno in comune una medesima esigenza che, come già in parte detto, è quella di promuovere la diffusione di software con licenze che prevedano il diritto di accesso al codice sorgente. Tuttavia, c’è sempre stato un rapporto che vedeva i sostenitori del primo movimento come più attenti agli aspetti filosofici ed etici dell’accesso libero al codice sorgente dei software, mentre i sostenitori dell’Open Source sono sempre stati considerati più attenti agli aspetti pratici. Sebbene oggi tali diversità non sono più così nette come in passato, restano alcune sostanziali differenze pratiche che si concretizzano nella frase di Richard Stallman – fondatore del movimento Free Software (http://www.fsf.org/) - secondo la quale “Open Source is a (software) development method; Free Software is a social movement”. Tale differenziazione può trovare applicazione anche nell’interpretazione del significato etico e pratico dell’Open Data.
Partendo dalla distinzione di Stallman, possiamo affermare che rivolgendo particolare attenzione agli aspetti etici e filosofici dell’Open Data, è possibile individuare stretti legami con quegli stessi aspetti del Free Software. Quest’ultimo si propone di garantire 4 libertà fondamentali: (http://it.wikipedia.org/wiki/Software_libero#Le_.22quattro_libert.C3.A0.22) 1) libertà 0, ossia la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo; 2) libertà 1, ossia libertà di studiare il programma e modificarlo; 3) libertà 2, ossia libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo; 4) libertà 3, ossia libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. Come si intuisce agevolmente, le 4 libertà del Free Software pongono una particolare attenzione agli aspetti etici e filosofici. Non è sbagliato sostenere che le 4 libertà ed i relativi principi sono gli stessi per i quali nasce e si diffonde l’Open Data. La liberazione dei dati pubblici in formato grezzo, ha come risvolto etico esattamente ciò che si prefigge di ottenere il Software Libero: libera circolazione delle idee, scambio delle informazioni, conoscenza, libertà di pensieri e di espressione, benefici per la comunità.
Allo stesso modo è possibile affermare che vi siano stretti legami tra Open Source e Open Data se consideriamo quest’ultimo nel suo aspetto pratico, affermando che l’Open Data sia un metodo. Un metodo per gestire i dati pubblici, per garantirne l’accesso e la loro libera utilizzazione, con conseguenze non indifferenti per tutti i cittadini e la loro conoscenza. Anche l’Open Source, come detto, può essere considerato un metodo e non è un caso che la Open Knowledge Foundation (http://www.okfn.org), nell’individuare le caratteristiche affinchè un lavoro possa definirsi “aperto” e quindi rientrare nella più ampia definizione di Open Data, abbia individuato 11 punti (http://www.opendefinition.org/okd/) tra i quali ne spiccano alcuni (gli ultimi 5) direttamente estrapolati dalla Open Source Definition (http://www.opensource.org/docs/definition.php). Quest’ultima individua in 10 punti quali sono le caratteristiche che un software deve avere affinchè possa essere considerato Open-Source, esattamente come accade per gli 11 punti della Open Knowledge Foundation che sono scritti in lingua inglese e sono i seguenti: 1) Access, 2) Redistribution, 3) Reuse, 4) Absence of Technological Restriction, 5) Attribution, 6) Integrity; 7) No Discrimination Against Persons or Groups, No Discrimination Against Fields of Endeavor, 9) Distribution of License, 10) License Must Not Be Specific to a Package, 11) License Must Not Restrict the Distribution of Other Works. Come detto gli ultimi 5 punti, per stessa ammissione della Open Knowledge Foundation, corrispondono ai punti 5, 6, 7, 8 e 9 della Open Source Definition.
Dunque, a seconda della volontà di interpretare l’Open Data nel suo aspetto più pratico o più filosofico, è possibile individuare degli importanti punti di contatto con i principi che da sempre danno vita ed impulso ai movimenti che hanno rivoluzionato il modo di intendere il software. L’auspicio è che l’Open Data possa costituire una rivoluzione che si spinga ben oltre rispetto a quella realizzata in ambito software, contribuendo alla crescita della partecipazione delle persone alla vita pubblica ed alla libera diffusione delle idee e del pensiero nella loro accezione più ampia.
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